De-Esser –
European Musician

SPL DE-ESSER Processore di segnale
Ralf Kleinermanns

Se si verifica un sibilo di qualsiasi genere, ciò significa spesso che sta per succedere qualcosa di brutto: c’è chi si affretta ad appendere in giro un po’ di aglio, chi comincia a spargere nel proprio studio di registrazione qualch soluzione magica, chi comincia a fare danze rituali in onore di qualcuno o di qualcosa. Ma la SPL ha una ricetta particolare, che in molti casi potrbbe fare miracoli …

Se vi è successo di aver verifacto nelle vostre registrazioni qualche genere di sibilo, sapete che le ragioni possono essere tante: magari uno speaker o un cantante che non tiene tutto sotto contorllo come dovrebbe, microfoni. EQ o registratori digitali caratterizzati da una spiacevole sonorità tagliente, o addirittura una combinazione fra questi fattori a rischio. La maggior parte degli “home recorder” risolve questi problemi con tutta la flemma del caso: una leggera attenuazione delle alte frequenze fino a quando non fa più male – e questo è tutto.

Tuttavia, non appena l’utente si aspetta qualità un po’ più elevate dalle sue registrazioni, questo metodo con consente di ottenere risultati soddisfacenti. Talvolta, infatti, si vorrebbe conferire alla voce una maggiore presenza di alte frequenze per ottenere quella “lucentezza morbida” caratteristica del proprio CD preferito. In questo caso, non potete fare altro che aggiungere con il vostro EQ “qualcosa” alle alte frequenze. Non appena le sibilitanti cominciano però a darvi nuovamente fastidio, siete incastrati: infatti, chi può riuscire ad esaltare e ad attenuare contemporaneamente le alte frequenze?

Quel Modo Ahtico

Una soluzione al problema ptrebbe essere quella di attenuare brevemente le sibilanti solo nel momento in cui esse si manifestano e lasciare altrimenti intatte le alte frequenze. Un de-esser fa proprio questo. Normalmente, una circuitazione di de-essing funziona in maniera tale da suddividere il segnale che deve essere elaborato; vale a dire che l’unità genra una “copia” del segnale originale, che viene utilizzata come segnale di controllo. All’interno del segnale di contorllo, la “frquenza sibilante” viene poi esaltata molto pr controllare con essa un compressore con il quale elaborare poi il segnale originale. A questo punto, il segnale di controllo è caratterizzato da un livello particolarmente elevato ogni volta che si verifica la presenza di una sibilante, perché tale frequenza viene esaltata esageratamente: proprio per questa ragione, il compressore attenua brevemente il segnale utile da elaborare.

In linea di principio, tale tipo di circuitazione (che fra l’altro può essere “ricostruito” mediante l’uso di un compressore dotato di ingresso sidechain e un mixer o EQ esterni, senza dover necessariamente disporre di un de-esser specifico), funziona abbastanza bene ma provoca communque due svantaggi decivisi:

  • La frequenza sulla quale il de-esser diventa attivo non appena si verifica la sibilante “incriminata” deve essere prefissata mediante l’esaltazione nel segnale di controllo.
  • Il momento dell’attenuazione viene controllato dalle alte frequenze: ciò nonostante, il de-esser attenua tutto il segnale utile non appena entra in gioco.

Nell’uso pratico, i problemi appena citati possono provocare dei fastidi più o meno gravi: se i disturbi vantano una banda particolarmente strtta ma si verificano su varie gamme di frequenze, può succedere di non riuscire ad attenuarle tutte in maniera ottimale. Può anche succedere che l’uso del de-esser diventi udibile, che il segnale sia “pompato”, che la sonorità venga “falsata”, oppure che l’ascoltatore abbia l’impressione che lo speaker o il cantante “abbia la lisca” perché l’attenuazione non è abbastanza forte o esatta. Tutto ciò suona proprio male, nel vero senso della parola; per questa ragione, esistono svariati sistemi concepiti per ovviare a questi effetti secondari indesiderati.

Totalmente Sfasato

E’ interessante sapere che il “cervellone” della SPL, wolfgang Neumann, si sia tenuto questa idea nel cassetto da un paio di anni. Non appena è finalmente sopravvenuta l’era digitale e molti utenti hanno cominciato a lamentarsi dei suoni troppo “freddi” e troppo “duri”, la SPL ha visto una vera opportunità commerciale per lanciare un de-esser appartenente a questa fascia di prezzo; ha rielaborato la concezione e realizzato la circuitazione con i componenti più moderni. Il risultato di questi sforzi si distingue dal principio sopra descritto in tre punti fondamentali:

  • Un circuito di automazione individua automaticamente la frequenza delle sibilanti in maniera tale da esimere l’utente dal fissare una frequenza pretabilita. L’individuazione automatica tiene conto delle caratteristiche della voce femminile e di quella maschile.
  • L’attenuazione viene svolta solo entro una gamma ristretta di frequenze intorno alla frequenza individuata e le frequenze inferiori presenti nel segnale utile non vengono minimamente toccate dall’elaborazione.
  • L’attenuazione non viene svolta mediante VCA (come succede di solito) ma mediante inversione di fase della gamma di frequenze da attenuare.

Questi accorgimenti dovrebbero consentire di ovviare ai problemi di cui sopra.Non reta che chiederci se l’uso pratico riuscirà a confermare quello che promette la teoria. Cerchiamo di avvicinarci al nostro candidato alle prove con cautela e dal di fuori.

Blue Velvet

Fa piacere constatare che il De-Esser disponga dello stesso aspetto esteriore dei Mike mNe e di altri apparecchi attuali della SPL: il pannello anteriore nero è “cosparso” di graffiti in blu scuro e di pulsanti illuminati di rosso al loro interno. L’alloggiamento nel formato a 19″/1 UR dà un’impressione robusta: pannello frontale spesso, flange rinforzate e un peso notevole. Complessivamente, si tratta di un oggetto che orna molto bene il rack.

Sul pannelo frontale, gli unici fattori che disturbano la simmetria sono il logo del De-Esser sul lato sinistro, il pulsante di accensione illuminato e la sigla SPL. Per il resto, le szioni per il canale 1 e per il canale 2 sono assolutamente identiche. Gli elementi operativi sono composti rispettivamente da un potenziometro a scatto per il parametro S-reduction, da una barra di LED a 10 stadi per visualizzare l’attuale attenuazione (da – 20 a 0 dB) e da tre pulsanti AUTO THRESHOLD, MALE/FEMALE e ACTIVE. E’ praticamente impossibile sbaglarsi. Non troviamo alcun elemento strano nemmeno sul pannello posteriore. Gli ingressi e le uscite audio per il canale 1 e per il canale 2 sono presenti in doppia versione: una volta come connettore jack stereo, una seconda volta come connettore XLR. Tutti i collegamenti operano in modo bilanciato. Secondo le affermazioni della SPL, gli stadi di bilanciamento SSM integrati ralizzerebbero una notevole soppressione isofase di più di 87 dB. Inoltre, consentono un’utenza sbilanciata in caso di necessità, senza provocare (come invece succede di solito), una differenza di livello rispetto all’utnza bilanciata. L’assegnazione dei connettori è impressa sull’allogiamento sia per i connettori XLR che per i jack. Le rispettive scritte sono state impresse anche “a tsta in giuù” per consentire all’utente di leggerle sporgendosi da sopra sull’apparecchio: dettagli piccoli ma ottimi, che nella pratica contribuiscono a tenere basso il tasso di adrenalina.

Gli altri elementi sul pannello posteriore sono un selettore GROUND LIFT con il quale dividere (in caso di necessità) la massa audio da quella dell’alloggiamento, un VOLTAGE SELECTOR per scegliere fra le tensioni di 220-240 V e 110-120 V (importante per la vostra prossima tournée mondiale) e una presa per il cavo elettrico con valvola di sicurezza accessibile dall’esterno.

Tutti gli elementi del De-Esser sembrano essere solidi e robusti; possiamo dunque assegnare un punto plus non solo all’aspetto estetico ma anche alla lavorazione.

Uso Pratico

Di solito, il De-Esser viene inserito nei canali dei segnali che devono essere elaborati; non ha importanza che si debbano elaborare due segnali monofonici o un segnale stereofonico. Un accoppiamento di entrambi i canali per l’elaborazione di un segnale tereofonico non è necessario, dato che vengono attenuate solo delle bande strette comprese nella gamma delle frequenze superiori, dove il segnale comunque non “vaga” in modo udibile fra un canale e l’altro (cosa che potrebbe invece succedere nell’elaborazione stereo tramite due compressori monofonici non accoppiati).

Anche se non è possibile regolare il livello d’ingresso sull’apparecchio stesso, non abbiamo riscontrato alcun tipo di problema: il punto di lavoro nominale si trova sugli O dBu con una tolleranza di ± 4 dB. L’headroom, vale a dire la riserva di distorsione sull’ingresso, è di 23 dB: l’utnte non riuscirebbe a sovraccaricare il De-Esser nemmeno in caso di “maltrattamento volontario”.

Anche le regolazioni possono essere fatte facilmente, dato che non troviamo più di quattro elementi operativi per ogni canale:

  • Il pulsante ACTIVE attiva e disattiva l’elaborazione; ciò viene svolto fortunatamente senza rumori secondari o altri tipi di disturbi; lo stesso vale anche per l’attivazione di tutti gli altri elementi operativi e addirittura per l’interruttore di accensione. Inoltre, vale la pena ricordare che il de-esser dispone di una circuitazione hard bypass a relé, grazie alla quale il segnale in ingresso viene fatto passare alla corrispondente uscita anche nel caso di eventuale intrruzione dell’erogazione di corrente. Anche questa è una caratteristica normalmente presente in apparecchi decisamente più cari.
  • Il pulsante MALE/FEMALE consente di ottimizzare l’individuazione automatica delle sibilanti a seconda delle voci maschili o femminili in ingresso. Le differenze sono sittili ma chiaramente percettibili. Se elaborate per esempio una voce femminile con l’impostazione MALE, le sibilanti vengono comunque attenuate, ma hanno una sonorità un po’ più tagliente che se utilizzaste le stesse impostazioni con FEMALE. Se l’utente lo desidera, può “abusare” di questo pulsante ed impostarlo volutamente sulla posizione “sbagliata” per influire sulla sonorità nel modo desiderato.
  • Se è stato premuto il pulsante AUTO THRESHOLD, il grado del de-essing è indipendente dal livello in ingresso. Di solito, se il cantante si allontanasse per esempio dal microfono (ed il livello verrebbe attenuato per questa ragione), si attenuerebbe anche la riduzione delle sibilanti. Questa funzione regola automaticamente il livello di soglia in un caso simile. Dato che l’individuazione del livello è svolta direttamente sull’ingresso e il segnale deve ancora percorrere gli stadi di elaborazione, l’informazione relativa al livello “supera” per cos” dire il segnale all’interno della circuitazione affinché sia presente prima di essere necessario per la regolazione. Cos” non si verificano ritardi di regolazoine; un accorgimento molto utile nella pratica.
  • Con il potenziometros S-REDUCTION, infine, si può regolare il grado dell’attenuazione. L’escursione disonibile va dalle elaborazioni estremamente accurate a quelle molto drastiche. La visualizzazione dell’attenuazione in dB fornisce un ulteriore aiuto visivo.

Come tutti sanno, la mia occupazione prediletta è quella di trovare qualcosa da criticare in qualsiasi tipo di unità sottoposta alle nostre prove. Nel caso del De-Esser della SPL devo confessare di non essere riuscito a trovare nula, nemmeno dopo aver effettuato intensivi esperimenti con vari tipi di segnali: nessuna esaltazione udibile del rumore di fondo, nessun rumore secondario, nessun “effetto lisca”, nessun effetto secondario nemmeno nel caso di attenuazioni estreme. Questo dispositivo fa semplicemente quello che deve fare senza alcun tipo di compromesso: tutto il mio rispetto!

Conclusioni

Il De-Esser della SPL è indubbiamente il miglior rappresentante del suo genere con il quale abbia mai avuto opportunità di lavorare; anche il design e la lavorazione accontentano praticamente tutti i desideri, come per esempio la concezione chiara e la gestione semplice. Il più importante “punto Plus” è sicuramente il modo operativo efficace e, ciò nonostante, non insistente. L’utente può anche intervenire in modo intenso senza provocare gli effetti di disturbo altrimenti ben noti e senza rendere evidente l’elaborazione. A mio avviso, il De-Esser della SPL è dunque un dispositivo obbligatorio per gli utenti professionali e semi-professionali. Nel settore dell’home recording, invece, in ordine di importanza vi sono sicuramente prima le unità periferiche come uno o due processori di effetti e un compressore stereofonico e poi un de-esser. Chi di voi ha già assecondato queste esigenze basilari, registra frequentemente delle voci e può permettersi di investire ancora qualche soldo, dovrebbe sicuramente “are un pensierino” sul De-Esser della SPL. Chi prova un simile dispositivo ralizza con le proprie orecchie che un de-esser cos” ben funzionante consente non solo di correggere addirittura gli errori di altri componenti nella catena di elaborazione del segnale, ma anche di utilizzarlo possibilmente in modo attivo per migliorare la sonorità assieme ad un EQ: e non vorrà più sentirne la mancanza.